Bambole Giapponesi: un AsSaggio indimenticabile.

Da quando ho letto il libro Bambole Giapponesi, di Rumer Godden, pubblicato da Bompiani quest’anno, qualcosa che si era assopito da un po’, si è smosso dentro di me.

Si tratta di una piccola perla pubblicata dalla casa editrice, da poco rilevata dal Gruppo Giunti, in una collana che gli calza a pennello, “AsSaggi.”

 

Bambole Giapponesi, di Rumer Godden traduzione di Marta Barone, Bompiani, 2017.

 

Il libro fa infatti venir voglia di tante cose, per primo di conoscere meglio la storia di Nona, una bambina di otto anni rimasta orfana, costretta a tornare in Inghilterra dall’India, paese che amava profondamente e che aveva sempre sentito come la sua CASA.

Di sapere di più delle due bambole giapponesi, simili ma diverse, Felicità e Fiore che dopo uno scomodo viaggio, arrivano tra le mani di Nona, come dono di una zia.

Ma anche di sapere di più sull’autrice, sulle tradizioni giapponesi e in particolare sulla storia e i riti che riguardano le bambole e i giardini, e su come si costruisce una casa adatta a loro.

Si tratta di un libro che uscì in Inghilterra nel 1961, illustrato da Jean Primrose e pubblicato da Macmillan.

 

Miss Happiness and Miss Flower di Rumer Godden, 1961, Illustrato da Jean Primrose.

 

L’autrice inglese, Rumer Godden, passò un’infanzia spensierata e gran parte della sua vita in INDIA, dove aprì una scuola di danza per bambini inglesi e indiani in cui lavorò per vent’anni con la sorella. Da adulta tornò a vivere in Inghilterra scrivendo opere teatrali, poesie e romanzi per adulti e ragazzi.

L’interesse per la letteratura per bambini la portò a scrivere molti libri per loro, e anche una biografia di Hans Christian Andersen, e a compilare un’edizione per bambini delle poesie di Emily Dickinson e a tradurre due raccolte di versi del poeta francese Carmen Bernos de Gastold.

E’ morta nel 1998.

 

 

 

 

A Letter to the World: Poems for Young Readers, Rumor Godden, Prudence Seward, Macmillan, 1968.

 

In italiano la Bompiani ha pubblicato Narciso nero, Il fiume e La bambina selvaggia.

Il titolo originale del libro è Miss Happiness and Miss Flower.

Bello, vero?

Io l’adoro e anche il libro.

Tanto.

E’ la storia come vi dicevo di Nona che nonostante la gentilezza degli zii che l’accolgono premurosamente nella propria casa, fa fatica ad ambientarsi e a convivere con i cugini, in particolare con Belinda, che si dimostra fin da subito gelosa della nuova arrivata e dal temperamento impulsivo.

Nona poteva ben capire come si sentissero le bambole, sradicate dal loro paese, il Giappone, senza una CASA accogliente.

“É strano e freddo. Lo sento dalla scatola, ” disse Fiore, e gridò:

“Nessuno ci capirà, nessuno saprà cosa vogliamo. Oh, nessuno ci capirà mai, ancora una volta.”

Motivo per il quale la bambina decide di costruire e arredare una CASA per bambole giapponesi.

Ma come? Dove trovare le istruzioni?

Con quali materiali? Con l’aiuto di chi?

A questo proposito i libri giocheranno un posto di primo piano.

“Nona non era sicura ma, come sapete, leggeva sempre, e forse in una storia che parlava di bambini giapponesi o in  un libro di geografia le era capitato di leggere…”

Ma non solo.

Ci vorrà un maschietto che non si spaventa di fare una cosa reputata a quei tempi da “femmine”, come costruire una casa delle bambole, un libraio che conosce il valore terapeutico dei libri e del gioco, e la complicità degli adulti.

 

Miss Happiness and Miss Flower di Rumor Godden, 2006, Illustrato da Gary Blythe.

 

Certo che sembrerebbe strana l’idea di costruire una storia su delle bambole così “strambe”,  che “non si siedono sulle sedie” e che vengono da lontano, da un altro paese con una propria storia e tradizioni, come la Festa delle Bambole, se non fosse che nel 1926, più di 12000 bambole occidentali vennero spedite dai bambini americani ai bambini giapponesi, come segno di amicizia. E, in segno di riconoscenza, 58 bambole ambasciatrici, vestite in bellissimi kimoni, arrivarono in America.

 

Shirley Temple con le bambole giapponesi, 1935.

 

In Giappone la tradizione legata alle bambole è antichissima e affascinante,  il 3 marzo di ogni anno si celebra l’Hinamatsuri, la Festa delle bambole o delle bambine. Le O-hina, bambole che indossano un kimono di seta, vengono posizionate su una piattaforma speciale a gradini.
In passato si pensava che queste fossero in grado di assorbire malattie e spiriti maligni e che attraverso una cerimonia detta hina-nagashi ( bambola fluttuante) venissero lasciate andare sul letto di un fiume, affinché portassero via ogni male e negatività e le bambine potessero crescere sane e belle.

 

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Doll Festival, Girls’ Festival

Potete trovare nell’articolo che allego qui un bellissimo approfondimento sulle bambole giapponesi e sulla storia del libro.
https://kirakiraehon.com/2017/05/14/bambole-giapponesi/

Una bella storia dalla prosa garbata, chiara e scorrevole, di cui non voglio volontariamente svelare molto, che vi farà venire voglia di sapere tutto sul Giappone, sulla Festa delle Stelle, su come costruire una casa delle bambole e di leggere libri di viaggio.

Vi dirò solo che se come Nona, vi siete sentiti almeno una volta nella vita: perduti, soli, abbandonati e costretti a ricominciare tutto daccapo, se vi siete sentiti diversi, chiusi in un silenzio inverosimile rispetto all’energia chiassosa del mondo, questa storia  fa per voi.

Alle bambole, prima di essere incartate e donate, nessuno domanda cosa desiderano, e ai bambini? Sembra domandarsi l’autrice che scrive:

“Vorrei che non fossimo venute qui, disse Fiore.

Felicità sospirò e disse: “Nessuno ce l’ha chiesto.”

Anche ai bambini nessuno lo chiede. Nessuno aveva chiesto a Nona Fell se voleva essere mandata dall’India a vivere con suo zio e sua zia in Inghilterra.

Tutti le avevano detto che le sarebbe piaciuto, ma Nona diceva: “Non mi piace per niente.”

 

P.s. Resisterò alla voglia di costruire e arredare una casa delle bambole giapponesi come quella che hanno preso vita grazie ai tanti ragazzi citati alla fine del libro da Rumer Godden, dopo aver letto il libro e seguito i suoi suggerimenti?

Per ora sono motivatissima, e voi?

Buona lettura e buon divertimento,

Alessandra.

 

Vorrei un tempo lento per “Noi”.

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“Vorrei un tempo lento” per vivere intensamente ogni istante, per avere l’opportunità d’incontrare l’altro e anche me stessa.

Vorrei poter perder tempo per ascoltare ciò che dice il silenzio, per osservare quello che la luce illumina.

Vivere libera dai ritmi frenetici, che rendono ciechi e sordi di fronte al bene più prezioso: la vita.

Sporcarmi le mani di terra per scavare, cercare, trovare tesori nascosti.

Proprio come fa Occhione, il protagonista di “Noi” che : “scava, scava, scava…Un buco al giorno.”

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Il suo sguardo attraversa lo spazio della pagina con forza, ti costringe a fermarti, a guardarlo e a guardarti dentro.

I suoi occhi sono diversi, uno “normale” l’altro gigante, fatti per osservare ed essere osservato .

Una strada a più sensi, tra lui e noi e viceversa, tra noi e noi, tra quello che siamo e quello che potremo essere per gli altri.

Chi è Occhione se non un bambino?

Che cos’ è un bambino?

“Un bambino è una persona piccola” direbbe Beatrice Alemagna.

Con le sue domande, le sue paure, la sua voglia di conoscere il mondo.

Occhione, in fondo, non è differente dagli altri bambini, ai quali può capitare di sentirsi diversi, derisi, esclusi.

Quando le diversità spinge ai margini, si è costretti ad inventare un mondo fantastico, amici immaginari, una vita parallela.

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“Un mezzo riccio: è la corona di Re castagna,

che vive e regna nel bosco qui vicino.

Una conchiglia: è lo scudo di Capitan Nettuno,

Che dal mare è risalito lungo il fiume.

Una piuma grigia: è il mantello di Super Tortora.

che vede tutto dall’alto degli alberi.”

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Occhione è un bambino che ha bisogno come gli altri bambini di amici ai quali mostrare i propri tesori.

Di amici con i quali parlare “di tutto, del mondo, del cielo, del mare, di noi, degli altri…”

Ma soprattutto di ridere, giocare e sporcarsi le mani per conoscere e per conoscersi.

Vorrei poter riconoscere Occhione quando l’incontrerò sul mio cammino, ed aiutarlo a mostrarmi quelli che sono i suoi tesori.

Una storia da leggere insieme ai vostri bambini, senza la necessità di dover spiegare o istruire, ma lasciando che si dispieghi naturalmente, come una scoperta spontanea.

Una storia per rallentare insieme, per prepararsi a un incontro con un nuovo amico, da osservare, ascoltare, conoscere, per crescere insieme.

Di seguito le indicazioni bibliografiche del libro di cui vi ho parlato e degli altri nominati:

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Noi

Elisa Mazzoli, Sonia MariaLuce Possentini

Bacchilega Junior, 2013

+ 5 anni

Per un esauriente sinossi del libro, e per le informazioni relative all’autrice e all’illustratrice, vi consiglio di leggerlo nel

Blog della Cooperativa il Mosaico.

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Vorrei un tempo lento

Lunigiana del Gobbo, Sophie Fatus

Lapis, 2014

+ 3 anni

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Ascolta, il silenzio

Maria Loretta Giraldo, Nicoletta Bertelle

Il Gioco di Leggere, 2015

+ 4 anni

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Che cos’è un bambino

Beatrice Alemagna

Topipittori, 2008.

+ 5 anni

La vita è meravigliosa: un libro per raccontarlo ai bambini.

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La vita è meravigliosa!

Quante volte ci sorprendiamo a fare questa scoperta?

A chi non è mai capitato di essere sopraffatto dalla gioia

e di provare il desiderio di mettersi a cantare o danzare?

Mi sembra di potervi vedere mentre camminate cantando:

What a wonderful world di Louis Armstrong o Meraviglioso dei Negramaro.

Quante volte, però, ce ne dimentichiamo, specialmente nei momenti più difficili,

quando la vita ci appare brutta, grigia, e senza una via di uscita!

Per fortuna, in questi casi,  ci sono canzoni, film e libri che  ci vengono  in soccorso;

che ci tendono una mano, per farci scorgere, quello che non riusciamo a vedere.

Ah! Lo so! State già pensando a La vita è meravigliosa di Frank Capra!

Non siete i soli, anche Peter Carnavas, ce l’aveva in mente,

quando ha iniziato a creare quest’albo meraviglioso: The Boy on the page.

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 Pubblicato in Australia, il paese dove  l’autore vive con la sua splendida famiglia,

dall’editore New Frontier Publishing,

il libro è approdato da pochissimi giorni nelle librerie italiane, grazie all’editore

Valentina Edizioni.

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Il bambino tra le pagine, Peter Carnavas, Valentina Edizioni, 2015

+ 3 anni

Non vi dirò di cosa parla, ormai dovreste saperlo, è la curiosità  che mi piace solleticare.

Com’è il mondo, prima che ognuno di noi,

lo colori con la bellezza delle sue azioni?

L’autore risponde a questa domanda con una pagina bianca!

All’inizio non c’era nulla…solo lui.

Lui è il bambino, che atterra sulla pagina bianca di un libro, per parlare con noi.

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Un bambino che cresce scoprendo un intero mondo intorno a se,

un universo da conoscere, osservare, esplorare.

Un bambino che ha molte domande sulla vita,

che aspettano una risposta.

Ma soprattutto una, quella che tutti, prima o poi, ci poniamo:

Perché era lì?

Come risponde?

Bisogna aspettare per saperlo, dobbiamo ascoltare la sua storia

e seguirlo nella sua vita,

giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Il bambino fa piccole e grandi cose:

gioca in mezzo alla natura, fa amicizia con gli animali, pianta un albero.

Si fa degli amici, si diverte a passare del tempo insieme a loro,

ma non disdegna la solitudine, per coltivare le sue passioni.

Crescendo s’innamora, rinasce attraverso una nuova piccola vita.

Costruisce un nido per la sua famiglia, della quale si prende cura,

dedicandogli tempo e amore,

senza dimenticare, però, chi poteva aver bisogno del suo aiuto.

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Ma ogni tanto, con la luna piena, si chiedeva ancora come mai fosse capitato su quella pagina.

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Allora fa una cosa possibile solo nei film, o in un libro:

Saltò fuori dalla pagina…

E cosa vide?

Mi piacerebbe raccontarvelo, mostrarvelo, diciamo pure, che non sto nella pelle.

Ma preferirei, che ognuno di voi, avesse il tempo e l’occasione per immaginarselo.

Che pensaste alle vostre famiglie, agli amici, e alle piccole e grandi azioni,

con le quali avete riempito la vostra vita e quella delle persone intorno a voi.

Proprio come ha fatto Peter Carnavas, in questo albo,

che prova a parlare alle persone di ogni età,

armato di matita, colori ad acqua e un cuore d’oro!

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 L’immagine all’inizio del post è tratta dal suo libro:

The Children Who Loved Books.

Buona lettura Tata Libro

Che cosa pianta colui che pianta un albero?

Parlare del proprio libro del cuore è un’impresa ardua e delicata,

tanto che non vi ho mai raccontato,

in maniera approfondita di:

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L’uomo che piantava gli alberi

testo di Jean Giono, illustrazioni di Simona Mulazzani,

traduzione di Luigi Spagnol.

Presentazione di Franco Tassi, con una nota sull’autore di Leopoldo Carra.

Salani, 2012.

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Un libro che rileggo a intervalli regolari

provando ogni volta le stesse emozioni e sensazioni

che mi ha suscitato la prima volta.

Un libro che spesso regalo o consiglio alle persone a cui tengo.

Perchè?

Vi rispondo ponendovi delle domande:

Che cosa pianta colui che pianta un albero?

Cosa pianta colui che pianta un albero in tempo di guerra,

tra i contrasti, l’indifferenza e la completa desolazione?

Che cosa pianta colui che pianta un albero

 “solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali” ?

La storia di Elzéard Bouffer, un pastore solitario e tranquillo

è la risposta a tutte queste domande.

Una storia che in me ha rafforzato la volontà di agire sempre,

nonostante l’indifferenza e le difficoltà,

inseguendo i miei principi, le mie idee, i miei sogni.

Una parabola che mi da fiducia nei piccoli gesti,

compiuti ogni giorno con cura, costanza e pazienza.

Un libro esemplare sulle conseguenze delle nostre azioni,

e sulla capacità di fare le cose per il piacere di farle,

e non per trarne successo e benefici,

se non quello di aspirare in un futuro migliore.

Colui che pianta un albero semina la speranza.

Vi consiglio di leggerlo e vi dono una poesia di

Henry Cuyler Bunner, poeta e scrittore americano,

che risponde esaurientemente alla prima domanda:

Il cuore dell’albero

Che cosa pianta colui che pianta un albero?

Pianta un amico per il cielo e il sole;

pianta la bandiera libera dei venti;

lo stelo della bellezza, dominante su tutto.

Pianta una casa accanto al cielo

per i canti e le ninnananne degli uccelli

al crepuscolo lieto e sereno,

il canto dell’armonia del paradiso,

ecco cosa pianta colui che pianta un albero.

Che cosa pianta colui che pianta un albero?

Pianta ombra fresca e tenera pioggia,

e i semi e germogli dei giorni che verranno,

e anni che sfumano e volano ancora;

pianta la gloria della pianura;

pianta l’eredità della foresta;

i frutti del tempo che verrà;

la gioia che vedranno occhi non ancora nati…

Ecco cosa pianta colui che pianta un albero.

Che cosa pianta colui che pianta un albero?

Pianta, con linfa, foglie e legno,

con amore per la casa e la fedeltà

e pensieri lungimiranti per il bene civico,

la sua benedizione sul vicinato

che nel cavo della sua mano

trattiene il bene di tutta la terra,

la crescita di una nazione da un mare all’altro

è nel cuore di colui che pianta un albero.

Buona lettura Tata Libro.