Sogni con la coda, impronte sul cuore.

Se i cani potessero parlare …
Quante volte lo avete pensato o detto?
Almeno ogni volta che vi siete stupiti della loro empatia e dell’intensitá e forza del loro linguaggio non verbale.
In “Sogni con la coda”, Chiara Lorenzoni con i testi e MariaLuce Possentini con le illustrazioni, realizzano il sogno di molti amanti dei cani, quello di dar voce ai loro sogni, ai loro desideri.

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“Sogni con la coda”, testi di Chiara Lorenzoni, illustrazioni di Sonia MariaLuce Possentini, collana i Lapislazzuli, Edizioni Lapis, Roma, 2016.
Fin dalla copertina sappiamo che ovunque nel mondo c’è un cane che sogna, e se scientificamente sappiamo che i suoi sogni sono in bianco e nero, sappiamo anche che il  rosso della coperta sulla quale si abbandona, è il colore di quell’Amore che ognuno di loro desidera.
Fin dal risguardo l’intento dell’albo è chiaro e limpido, raccontare per sensibilizzare l’umanità  al rispetto di chi non ha voce, ma che ha lasciato  e promette di lasciar sempre un’impronta sul cuore.

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Penso a Chiara, l’autrice che a 33 anni ha lasciato la sua città natale Padova per trasferirsi nel sud, a Lecce, mi sembra di vederla in mezzo a tutti quegli scatoloni, i sogni le aspettative, volgersi verso il suo Lambru ( è così che lo chiamavi vero?) e dire “Andrà  tutto bene, vedrai” o a Sonia, l’illustratrice che al ritorno da ogni suo viaggio viene accolta ogni volta  da due code allegre e festanti.
Si dice che non esista un paradiso per i cani, si racconta che Roald Dahl, già scettico per natura, iniziò a dubitare della religione cristiana a causa di quello che la sua guida spirituale, Geoffrey Fisher, ex arcivescovo di Canterbury, gli disse a proposito.
Il suo biografo, Donald Sturrock, racconta che il giorno di Natale del 1970, dopo aver deposto alcune corone di agrifoglio sulla tomba di sua figlia Olivia, morta nove anni prima, Dahl spiegò alle due figlie più piccole, Ophelia e Lucy che non sapeva perché Dio aveva permesso che la loro sorella morisse, ma anche che il religioso gli aveva assicurato che Rowley, il loro cane adorato, non l’avrebbe raggiunta in paradiso.
“Volevo chiedergli come faceva a essere così sicuro che le altre creature non ricevessero il nostro stesso trattamento speciale, ma la piega di disapprovazione che aveva preso la sua bocca mi fermò. Me ne stavo seduto lì a chiedermi se quel grandioso e famoso uomo di chiesa sapesse davvero di cosa parlasse e se sapesse davvero qualcosa di Dio o del paradiso e, se no, allora chi ne sapeva qualcosa? E da allora in poi, mie care, mi sa che ho cominciato a chiedermi se esistesse davvero un Dio o meno”.
(“Roald Dahl, il cantastorie”, Donald Sturrock, traduzione di Barbara Sonego, Odoya, Bologna, 2010, pagine 300-301).
Io non lo so se esiste un paradiso per cani ma so che quando un cane ci lascia, le sue impronte si posano sul nostro cuore lasciando non solo ricordi ma un testamento che affonda le radici nell’antichità , in quel patto d’alleanza che nacque la prima volta che l’uomo incontrò il cane e che si rinnova ogni volta che s’incontrano di nuovo: un patto d’amore e di fedeltà, per cui quel cane in copertina rappresenta tutti i cani del mondo.
Tutti coloro che hanno un cane vorranno aggiungere la sua storia a quest’albo, dove pagina dopo pagina si susseguono tanti diversi cani, ognuno con una sua storia.

C’è Nina che serena, stretta tra i suoi fratelli, fa “sogni cuccioli, dolci, tiepidi e profumati di latte” e c’è Rollo che nostante la vita agiata di notte sogna “covoni in cui infilarsi, pozze di fango in cui rotolarsi, lucertole da annusare e un asino col naso bianco per amico”.

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C’è Teo che è stato abbandonato e non ha più niente, “nemmeno più un nome” quel nome che sogna, “nuovo di zecca, che profumi di casa”, c’è Aramis che nonostante la vecchiaia sogna ancora “di inseguire una pigna lanciata lontano, di scavare sotto l’albero in giardino, di correre sulla sabbia abbaiando alle onde…” ma soprattutto di far “scappare il postino”.
Mi sembra di sentirvi dire, anche il mio fa così , e poi e poi…vedervi accorciare il guinzaglio, avvicinarvi al vostro cane come a proteggerlo, davanti a una cane grande e grosso, dall’aspetto che incute timore, da un cane come Zak, che “guarda fuori dal cancello, un punto lontano. Abbaia, abbaia, abbaia. Abbaia sempre. Qualcuno dice che è un cane cattivo” e invece “Zak sogna di smettere di avere paura”.

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E poi c’è Frida, che proprio come Pepe, il mio Labrador, rimane molte ore a casa da sola. Frida si annoia e va a “caccia di calzini”, non importa quali, “Frida adora i calzini, le piacciono tutti”  in fondo cosa c’è di più confortevole di un morbido cuscino che racchiude il calore e l’odore del tuo migliore amico, per poggiare la testa e sognare la vita “dopo le cinque del pomeriggio”?

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Lasciò a voi scoprire gli altri protagonisti di questo eloquentissimo albo,  entrare in punta di piedi nei nei loro sogni e  pensarne altri.
Perché qui accanto a me c’è un cane che non dorme e che non trova pace fino a quando non vado a sedermi accanto a lui, per potersi finalmente assopire e sognare quei sogni che ogni cane fa, mangiare, correre, e giocare ma soprattutto stare “insieme per sempre”al suo migliore amico.

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Prima di salutarvi, vi consiglio di osservare le code dei cani, una parte essenziale del loro corpo, utile per svolgere determinati lavori ma soprattutto per esprimersi, un misto di linguaggio istintivo e segnali intenzionali.
Noterete che non sempre è semplice interpretarne i segnali, soprattutto a causa dei differenti tipi di coda, ci sono quelle più ricurve difficili da leggere perché hanno movimenti più limitati ma ci sono anche quelle più semplici da capire grazie all’attaccatura molto larga.
Ma una coda allegra è facile da riconoscere per qualsiasi padrone, e se saprete ascoltare i sogni dei vostri cani, se avrete capito cosa conta veramente per loro, allora quando quelle code gireranno vorticosamente, nelle vostre orecchie sentirete risuonare le note dell’Inno alla Gioia o della Marcia di Radetzky e saprete che quel paradiso esiste, in cielo e in terra.

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Un immenso grazie a Chiara Lorenzoni e Sonia MariaLuce Possentini per aver dato voce ai sogni impalpabili dei nostri amici a quattro zampe, con poesia, delicatezza e grazia, la stessa che certe impronte lasciano nel cuore.

6 pensieri su “Sogni con la coda, impronte sul cuore.

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