“I ragazzi che leggono vivono tante vite”

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Questo è  il titolo dell’articolo, pubblicato il 14 dicembre 2013, su il settimanale D la Repubblica,

in cui Umberto Galimberti risponde a una adolescente

che ama leggere e che sogna

di far innamorare della lettura

anche coloro “che pensano che i libri non servano a niente“.

Così scrive la ragazza:

Purtroppo in questa generazione i libri sono l’ultima cosa a cui pensare.

C’è troppa tecnologia che ci sta lentamente divorando.

Non c’è più contatto umano.

Le persone passano il loro tempo su facebook e i vari social network e nessuno legge più.

Nella mia classe, e siamo in un liceo classico, su 24 alunni, solo 4 leggono libri.

Sono terrorizzata da questi dati. Vorrei che tutti riscoprissero l’amore per la lettura.

Io nel frattempo attendo e custodisco i miei segreti in una bottiglia di metallo, sperando che un giorno si avverino.

E lotterò per farli avverare.

Come lettrice, ho condiviso le paure e le speranze di questa giovane

e ho trovato una gran consolazione nella lettera di risposta di  Umberto Galimberti,

che riporto integralmente, a beneficio di tutti quelli che non hanno avuto modo di leggerla, a suo tempo:

“Mi piace dar voce alle lettere che ricevo agli adolescenti,

perché a differenza degli adulti che si lamentano, recriminano o accusano, spesso giustamente,

gli adolescenti descrivono la loro condizione, oppure lanciano progetti per il futuro.

E ascoltarli nel loro fantasticare e progettare il futuro non deve scatenare,

come puntualmente accade nelle lettere che ricevo, la reazione degli adulti che li accusano di ingenuità.

Gli adulti conoscono il tempo che hanno vissuto,

ma non conoscono, come gli adolescenti, il tempo che verrà, e che comunque è loro.

Così, ad esempio, ci sono degli adolescenti che scrivono meglio dei loro professori.

Come può accadere questo?

Hanno letto più libri di loro.

Ci sono degli adolescenti che conoscono i sentimenti in tutte le loro sfumature.

Chi glieli ha insegnati?

I libri che hanno letto.

Ci sono degli adolescenti che non si annoiano perché,

attraverso i libri,

 hanno scoperto quanti percorsi fantastici la vita può offrire,

e non hanno bisogno di droghe per fare “un viaggio” fuori della quotidianità.

Ci sono infine degli adolescenti che, 

grazie ai libri che hanno letto,

non drammatizzano le sofferenze che incontrano nella vita,

non si abbandonano agli amori con l’ingenuità di chi conosce solo la passione del momento.

Sanno quanto è vasta e articolata la gamma dei sentimenti,

quanto ampia la costellazione delle idee per perdersi nella prima passione che li assale

o nella prima idea fissa che li tormenta.

Non sono per questo immuni dall’ inquietudine dell’adolescenza

e neppure sono divenuti adulti troppo precocemente.

Grazie ai libri,

hanno semplicemente offerto alla loro mente e al loro cuore tanti percorsi che,

senza libri, non avrebbero conosciuto,

e così hanno evitato l’afasia del linguaggio,

l’atrofia dei sentimenti, la povertà della fantasia che, 

anche quando è appena abbozzata, contiene quasi sempre un progetto di vita.

Questi sono i doni della lettura,

che diventa una compagna di viaggio.

solo per chi comincia a frequentarla da bambino.

Si illude infatti chi dice:

” Leggerò quando sarò in pensione”,

perché se non ha incominciato da bambino, 

non leggerà mai.

La scuola deve impegnarsi a far leggere ai ragazzi, oltre ai libri scolastici, tanti altri libri,

perché è impensabile che, in una classe di liceo di 24 studenti, solo 4 leggano.

Senza esitazione possiamo dire che gli altri 20 sono già persi,

anche se verranno promossi.

Perché l’educazione della mente e del cuore 

non avviene con il superamento di un corso di studi,

ma con la frequentazione appassionata di tutti i sentieri che la vita dischiude

e che la buona letteratura sa indicare e descrivere.

 Sono sicura che molti di voi sapranno lasciarsi ispirare dalle parole di Galimberti,

e che nonostante tutte le difficoltà possiate non desistere mai

dal provare a contagiare i vostri bambini

di questo immenso dono che è il piacere di leggere.

Proviamoci insieme!

Tata Libro

3 pensieri su ““I ragazzi che leggono vivono tante vite”

  1. Ma appunto perché tanti ragazzi hanno letto più dei loro professori che sarà difficile aspettarsi un impegno da parte della scuola per incentivare la lettura! Io credo molto nei ragazzi, negli scrittori, nei librai, nelle biblioteche e nei lettori volontari, ma non nella scuola. A scuola ogni tanto si sentono delle storie belle, ma prevale la competizione, alimentata dagli stessi insegnanti (non tutti, ma se ce n’è uno buono difficilmente riuscirà a far dimenticare il cattivo lavoro degli altri). Ogni volta che incontro qualcuno che frequenta le medie mi metto subito in ascolto; di solito sono ragazzi che hanno una gran voglia di raccontare, e basta fargli mezza domanda per vedere scorrere un fiume dalle loro bocche. Spesso nei racconti dei ragazzi più sensibili si parla di insegnanti che umiliano i loro compagni di classe più “problematici”, mentre nei racconti dei ragazzi più competitivi si parla di compagni di classe colpevoli di “far rallentare il programma” perché son ciucci e non capiscono. E poi tanto altro ancora… Un abbraccio

    • Condivido appassionatamente il tuo punto di vista, ma ormai mi conosci un po, e avrai capito che sono una sognatrice testarda….non possiamo fare molto per la scuola, ma possiamo sensibilizzare chi ci sta vicino…ognuno di noi può fare qualcosa….ti abbraccio Ale

  2. Pingback: Il meglio della settimana 6 | MammaMoglieDonna

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